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Eno-gastronomia

Noi siamo ciò che mangiamo.
Il coinvolgimento dei cinque sensi, in particolar modo quello del gusto e dell’olfatto, hanno una straordinaria capacità di evocare la memoria di un luogo e un tempo lontano.

Ecco perché il cibo è uno strumento di affermazione della propria identità, una sorta di memoria storica , simbolo della propria terra, dove riconoscere la propria specificità. Non a caso invece che di cucina italiana è più appropriato parlare di cucina regionale italiana.

La gastronomia del nostro paese vanta una tradizione molto antica, frutto di una evoluzione multifattoriale. La sua peculiarità è infatti caratterizzata da una sorprendente varietà di ingredienti e ricette, riconducibili da un lato alla storia del nostro paese e dall’altro alla suo territorio. Una terra situata al centro del Mar Mediterraneo, che ha conosciuto innumerevoli dominazioni straniere e  che comprende mare, montagna e grandi pianure, con oltretutto una straordinaria varietà di microclimi. Prima di ripercorrere le fasi evolutive della nostra cucina, è importante ricordare che nel corso di molti secoli il cibo è stato considerato solo un mezzo per nutrire l’essere umano. Al tempo della Roma imperiale, famosa per i luculliani banchetti, si consumavano enormi quantità di cibo e bevande, ma mancava ancora una ricerca del gusto e una vera arte gastronomica.

In seguito l’attenzione per la preparazione culinarie iniziò a coincidere anche con le principali festività religiose, quindi il cibo assunse un ruolo nuovo, non più fonte di piacere pagano e peccaminoso, bensì vero e proprio dono divino. Anche all’interno dei monasteri, depositari della conoscenza, la tavola imbandita divenne luogo di preghiera e ringraziamento e quindi importante per la trasmissione di conoscenze dietetiche, enologiche e gastronomiche.

A partire dal XIV secolo presso le principali corti in Italia, Firenze, Ferrara, Venezia e Roma si inizia a parlare di una vera gastronomia, che diverrà presto modello per tutta l’Europa. L’alta società considerava come  priorità, non solamente la qualità delle materie prime, ma soprattutto la rarità degli ingredienti utilizzati, privilegiando il cibo fresco, di non facile reperibilità, così come la selvaggina più prelibata e le costose spezie d’oriente. Tutto questo per preparare le più raffinate ricette e imbandire esclusivi banchetti, all’insegna di ostentazione e abbondanza, vero status symbol di una cucina di elite, ma al tempo stesso chiaro tentativo di esorcizzare lo spettro della fame e carestie sempre incombenti. Con la scoperta dell’America viene innescato un meccanismo di scambio di culture alimentari, fonte di una vera e propria rivoluzione di usi e costumi. L’incontro tra l’Europa e l’America favorisce l’introduzione di nuovi prodotti come il grano, la patata e il pomodoro, che porteranno alla diffusione dell’uso della pasta, ingrediente fondamentale della cucina moderna.

Nel corso del ‘500 inizia a svilupparsi anche una maggiore attenzione per l’estetica e il galateo e numerose sono le pubblicazioni di testi di gastronomia, molti provenienti da Venezia.

 Il  successivo declino delle principali corti italiane, porterà alla perdita del primato dell’arte  culinaria in Europa, a favore della Francia e solo nel corso del ‘700 si assiste a una rinascita dell’alta gastronomia, con gli ultimi memorabili conviti d’eccellenza della Repubblica veneziana. La cucina diviene oggetto di ricerca di precisi canoni estetici, spesso legati alla mondanità e all’ambiente artistico- culturale.

Non dobbiamo dimenticare però che la storia è fatta anche da piccoli uomini e che lontano dal fasto e opulenza, esisteva un immenso patrimonio di tradizioni gastronomiche legate alle classi meno abbienti. Spesso il popolo era costretto a vivere in condizioni di vera indigenza e poteva usufruire solo di pochi e semplici prodotti, da cui sapevano trarre i migliori profitti.

Negli ultimi anni si è assistito alla nascita di un grande movimento di riscoperta di questa antica arte gastronomica, che in termini di “slow food” si contrappone al dilagare della produzione industriale e del “fast food” del mondo globalizzato. Tutto questo ha coinciso con una ricerca di un approccio sostenibile al consumo del cibo, inteso anche come recupero della tradizione e di una dimensione uomo-natura. Il ristorante è divenuto il depositario della tradizione gastronomica e al tempo stesso il luogo dell’innovazione in cucina, sostituendo la famiglia che, fino a qualche lustro fa, era stata la vera sorgente creativa. Oggi un viaggio all’insegna dell’enogastronomia in Italia equivale ad un approfondimento della storia e complessità del Bel Paese, la scoperta di una varietà infinita di sapori della terra e del semplice piacere per la buona tavola .