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Le Ville Venete e Andrea Palladio
Uno storico ha scritto che la civiltà anfibia di Venezia per la sua stessa natura guarda con nostalgia alla campagna. Già dal XIII secolo le importanti famiglie veneziane hanno possedimenti terrieri in terraferma, soprattutto nel trevigiano, dimore e palazzi si ispirano a forme architettoniche romane e bizantine, aperte da portici e logge sul paesaggio. Dal Quattrocento con l’espandersi del dominio veneziano nell’entroterra la tendenza si consolida, ma è soprattutto dal secolo successivo, con il primo declinare dei commerci marittimi e i problemi provocati dalla guerra con l’Europa, che molti degli interessi della classe dirigente si rivolgono alla terra. La villa come la intende il mercante veneziano è certamente fin dalle origini luogo di svago e raccoglimento, ma anche fonte di introiti e necessari aprovvigionamenti e l’attento governo della Serenissima non manca di lasciare un segno sui suoi domini di terraferma con bonifiche e interventi capillari sul territorio.
Interprete principe di questo connubio tra natura ed intervento dell’uomo, tra bello e utile sarà Andrea Palladio: la villa palladiana è struttura organica e funzionale, che unisce il fasto e la raffinatezza cittadina del corpo padronale agli ambienti di servizio per i lavori agricoli, senza rompere l’equilibrio classico della struttura, è aperta sul paesaggio ed in questo armonicamente inserita.
Andrea di Pietro della Gondola nasce nel 1508 a Padova, ma ancora in giovanissima età si trasferisce a Vicenza. E’ figlio di un umile mugnaio, e la sua prima formazione, eminentemente tecnica, avviene nella bottega di un lapicida. L’evento che cambia la sua vita è l’incontro con il coltissimo nobiluomo vicentino Gian Giorgio Trissino, che lo avvia ad una educazione umanistica e conia per lui il soprannome Palladio. Andrea studia gli antichi monumenti in un viaggio a Roma nel 1541: l’approfondimento del linguaggio classico caratterizza le prime dimore che Palladio costruisce per l’aristocrazia vicentina, ma anche la sua prima opera pubblica, la trasformazione del gotico Palazzo della Ragione a Vicenza, rivestito di logge “all’antica”. L’amicizia con il patrizio veneziano Daniele Barbaro, primo traduttore del De Architectura di Vitruvio, testo fondamentale per Palladio, gli apre le porte della ricca e raffinata committenza veneziana e porterà alla realizzazione di uno dei suoi capolavori, la villa per famiglia Barbaro a Maser. Altrettanto rispondenti alle istanze derivanti dagli usi differenziati che se ne fanno sono Villa Badoer a Fratta Polesine e Villa Emo a Fanzolo di Vedelago: la fronte principale, che ricorda un tempio classico, è affiancata dalle tipiche barchesse, ali laterali che ospitano i locali di servizio. Un’imponente pianta centrale caratterizza altre dimore prive di dipendenze agricole, ma in rapporto altrettanto forte con la natura: è il caso di Villa Foscari a Mira e della Rotonda a Vicenza, spesso considerata l’apice dell’architettura palladiana. Estremamente sobri e razionali nelle partiture architettoniche, questi edifici sono spesso sontuosamente decorati all’interno dai grandi frescanti dell’epoca, tra i quali Paolo Veronese che decora la villa dei Barbaro.
Interprete principe di questo connubio tra natura ed intervento dell’uomo, tra bello e utile sarà Andrea Palladio: la villa palladiana è struttura organica e funzionale, che unisce il fasto e la raffinatezza cittadina del corpo padronale agli ambienti di servizio per i lavori agricoli, senza rompere l’equilibrio classico della struttura, è aperta sul paesaggio ed in questo armonicamente inserita.
Andrea di Pietro della Gondola nasce nel 1508 a Padova, ma ancora in giovanissima età si trasferisce a Vicenza. E’ figlio di un umile mugnaio, e la sua prima formazione, eminentemente tecnica, avviene nella bottega di un lapicida. L’evento che cambia la sua vita è l’incontro con il coltissimo nobiluomo vicentino Gian Giorgio Trissino, che lo avvia ad una educazione umanistica e conia per lui il soprannome Palladio. Andrea studia gli antichi monumenti in un viaggio a Roma nel 1541: l’approfondimento del linguaggio classico caratterizza le prime dimore che Palladio costruisce per l’aristocrazia vicentina, ma anche la sua prima opera pubblica, la trasformazione del gotico Palazzo della Ragione a Vicenza, rivestito di logge “all’antica”. L’amicizia con il patrizio veneziano Daniele Barbaro, primo traduttore del De Architectura di Vitruvio, testo fondamentale per Palladio, gli apre le porte della ricca e raffinata committenza veneziana e porterà alla realizzazione di uno dei suoi capolavori, la villa per famiglia Barbaro a Maser. Altrettanto rispondenti alle istanze derivanti dagli usi differenziati che se ne fanno sono Villa Badoer a Fratta Polesine e Villa Emo a Fanzolo di Vedelago: la fronte principale, che ricorda un tempio classico, è affiancata dalle tipiche barchesse, ali laterali che ospitano i locali di servizio. Un’imponente pianta centrale caratterizza altre dimore prive di dipendenze agricole, ma in rapporto altrettanto forte con la natura: è il caso di Villa Foscari a Mira e della Rotonda a Vicenza, spesso considerata l’apice dell’architettura palladiana. Estremamente sobri e razionali nelle partiture architettoniche, questi edifici sono spesso sontuosamente decorati all’interno dai grandi frescanti dell’epoca, tra i quali Paolo Veronese che decora la villa dei Barbaro.
