Città » Venezia » Approfondimenti
Itinerari: Da piazza San Marco a Piazzale Roma attraverso il sestiere di Cannaregio
Lasciando il campo e proseguendo lungo la calle lunga Santa Maria Formosa, tenendosi a sinistra si raggiunge la Barbaria dele Tole e subito dopo la chiesa barocca di Santa Maria dei Derelitti, oggi proprietà dell'IRE e un tempo parte di una complessa realtà assistenziale, comprendente un orfanotrofio. Era appunto nella chiesa che le orfane tenevano i concerti per raccogliere i fondi necessari al sostentamento dell'ospedale.
In fondo a sinistra si apre una piazza di grande impatto scenografico: campo Santi Giovanni e Paolo. La mole della chiesa domenicana che vi troviamo è eccezionale, la navata misura più di 100 metri di lunghezza e lo spazio interno, adatto ad un ordine di predicatori, ci colpisce per il contrasto tra la povertà dei materiali e la maestosità delle dimensioni. Consacrata nel 1430, la chiesa divenne luogo di sepoltura di molti dogi della Repubblica e di molte figure importanti per la storia della città.
Accanto all'ingresso della chiesa, dal 1819 è l'ospedale civile di Venezia, sede una volta di una ricca e potente confraternita laica dedicata a San Marco, fondata nel duecento. La facciata marmorea, risultato dell'intervento di più architetti, fu terminata nel 1495 e riflette il gusto dell'epoca, in particolare nel tentativo di creare la profondità dello spazio utilizzando le regole della prospettiva. Di fronte alla scuola grande di San Marco fu infine posto, per decisione del Senato della Repubblica, il monumento equestre in bronzo a un condottiero mercenario di Bergamo, Bartolomeo Colleoni. Modellato da Andrea Verrocchio e poi fuso da Alessandro Leopardi, che ne fece anche il basamento, fu inaugurato nel 1496.
Si prosegue per il ponte in fondo alla fondamenta, lasciando il sestiere di Castello ed entrando in quello di Cannaregio. Si raggiunge quindi un angolo con due importanti palazzi: il palazzo gotico fiorito Pisani e il palazzo Soranzo Van Axel, uno dei più notevoli edifici tardogotici di Venezia, il cui portale ligneo sulla fondamenta presenta ancora gli originali battenti e il picchiotto quattrocenteschi.
In fondo alla calle, poi, troviamo la chiesa rinascimentale di Santa Maria dei Miracoli. Preziosi marmi decorano l'interno e l'esterno di questa piccola chiesa, concepita come scrigno per proteggere l'immagine miracolosa della Madonna con il Bimbo, custodita ora nel presbiterio. Terminata nel 1489, la chiesa è tra i primi esempi del rinascimento a Venezia, ancora influenzato dalla varietà cromatica bizantina.
Proseguendo intorno alla chiesa e poi per campo santa Maria Nova e campo san Canciano, si raggiunge campo Santi Apostoli. Qui termina la Strada Nuova, una delle arterie pedonali più trafficate in città, realizzata dopo la costruzione della stazione ferroviaria, interrando vari rii per collegare direttamente la stazione e Rialto e utilizzata dunque da chi arriva a Venezia in treno e desidera raggiungere Rialto a piedi. Parallela al Canal Grande, la via procede larga e quasi diritta con botteghe, mercatini, caffè lungo tutto il percorso. Noi però ci teniamo a destra, per raggiungere il campo dei Gesuiti.
Il campo, allungato e stretto, prima del XVI secolo più raccolto e chiuso sul fondo, dove oggi troviamo le Fondamente Nuove, subì varie modifiche nel corso degli anni. Il campo era originariamente utilizzato dall'ordine dei Crociferi, che, oltre ad una semplice chiesa con annesso convento, vi costruirono un piccolo ospedale per indigenti, tutt'oggi esistente, e un oratorio decorato con un importante ciclo pittorico di Palma il Giovane. Nel 1657 i Gesuiti acquisirono gli edifici e trasformarono la chiesa, non solo nella sua facciata, ora popolata dalle statue degli apostoli che assistono all'assunzione di Maria, ma soprattutto nell'interno, rendendolo tra i più sfarzosi a Venezia, con stucchi e marmi bianco-verdi e dorature. Al primo altare a sinistra, poi, troviamo uno splendido notturno di Tiziano, il Martirio di san Lorenzo. Accanto alla chiesa, troviamo ancora i resti delle varie scuole di arti e mestieri che lì operavano, tra i quali i "sartori" e i "botteri".
Le Fondamente Nove chiudono a settentrione la città: da qui riusciamo a vedere la terraferma e l'aeroporto Marco Polo, l'isola di Murano, l'isola di San Michele e in fondo a destra le isole di Sant'Erasmo e le Vignole. In fondo alla riva, giriamo per la calle della Racchetta e dopo il sottoportego dei Preti, raggiungiamo la costruzione imponente della Scuola Grande della Misericordia, iniziata da Sansovino nel 1534, ma incompiuta all'esterno. Soppressa in epoca napoleonica, è stata utilizzata in tempi recenti come palasport e campo di pallacanestro. Ora giace in attesa di restauri.
In questo angolo della città risulta evidente come Cannaregio si caratterizzi per i canali, diritti e lunghi e isole rettangolari con le calli e le fondamente che le rendono percorribili a piedi, tagliandole in lungo e in largo, segno di una progettualità umana. Inoltre, man mano che ci spostiamo verso la laguna a nord, il sestiere si presenta meno densamente popolato e si aprono piccoli sagrati con le loro chiese e abbazie o palazzi notevoli con i loro giardini nascosti e inaspettati.
A pochi metri dal retro della Scuola, infatti, abbiamo un primo esempio: si tratta del piccolo campo dell'Abbazia con la sua pavimentazione originaria in cotto. La bianca facciata barocca della chiesa di Santa Maria Valverde e la sede antica della confraternita (a cui fu strappato il portale) con le due finestre gotiche ci nascondono un bel giardino di cipressi, visibile attraverso un cancello dalla fondamenta. Sull'altro lato del rio, si intravvede un altro giardino e poi, all'angolo in fondo, ora casa privata, un antico squero, piccolo cantiere per le barche.
La sacca della Misericordia, un tempo usata per il deposito di legname che qui galleggiava, è un punto veramente suggestivo. Alla sinistra si estende la fondamenta con i palazzi delle famiglie Contarini dal Zaffo (di nuovo, un giardino di grandi dimensioni si estende sul retro) e Minelli Spada. Poco prima del ponte, sull'altro lato del rio, vediamo la facciata di palazzo Mastelli, detto anche del cammello per via di un bassorilievo che ritrae un uomo con il turbante che conduce, appunto, un cammello carico di mercanzie.
A destra invece, vediamo la facciata della quattrocentesca chiesa della Madonna dell'Orto, con la sua galleria di statue degli apostoli e, sul portale, la figura di San Cristoforo. Nella chiesa ci sono alcune delle opere più importanti del celebre pittore Tintoretto che qui ebbe sepoltura. Proprio all'angolo del campo dei Mori —per i veneziani, i Mori erano anche le genti del Peloponneso— sono quattro statue a grandezza d'uomo, forse mercanti orientali con turbante. E' qui, a due passi, la casa dove visse e morì l'artista.
Proseguendo lungo la fondamenta della Misericordia, si attraversa infine il ponte di ferro che conduce nel campo del Ghetto Novo. Fu in quest'isola che nel 1516 venne confinata la comunità ebraica di lingua tedesca, ove un tempo c'erano fonderie dello Stato. Pare che fu proprio dalla storpiatura del termine "getto", fonderia di rame, che nacque "ghetto" con il significato che viene oggi dato a questa parola. Agli ebrei venne dunque dato il permesso di vivere a Venezia, di praticare l'arte medica, di far attività di straccivendoli e di prestare capitali a un tasso di interesse stabilito dalla Repubblica. La comunità si accrebbe e arrivarono anche ebrei sefarditi a cui venne destinata un'area attigua al ghetto aschenazita verso la metà del XVI secolo. Più tardi venne aperto anche il ghetto novissimo per una comunità che, nel '600, si aggirava intorno a qualche migliaio di persone. Durante la notte non era permesso né entrare nel ghetto, né uscirne (tranne per i medici) e si trovano ancora i segni dei portoni o ponti levatoi che chiudevano l'isola. Alti edifici con molti piani, dai soffitti estremamente bassi, caratterizzano entrambe le aree del ghetto ed è possibile visitare alcune sinagoghe rivolgendosi al piccolo museo, dove sono conservate belle opere di oreficeria e culto. Aperto dal 1797 per decisione napoleonica, l'antico ghetto ebraico assieme al cimitero monumentale sull'isola del Lido sono luoghi di grande interesse e fascino anche per come si sono conservati a tutt'oggi, senza significativi cambiamenti.
Lasciando il ghetto sefardita, si raggiunge la fondamenta del canal di Cannaregio. Via principale della città, il canal di Cannaregio collegava il canal grande con la via a settentrione, verso la terraferma. Il ponte delle Guglie ci immette nella continuazione della Strada Nova, fino alla stazione ferroviaria. Lungo questa via, possiamo ammirare in campo san Geremia il palazzo Labia, al cui interno, nella sala da ballo sono i celeberrimi affreschi di Giambattista Tiepolo con le storie di Antonio e Cleopatra, e la chiesa di San Geremia, ove sono conservate le reliquie di Santa Lucia. Proseguendo, al termine della Lista di Spagna, troviamo il ponte degli Scalzi, così chiamato perché posto di fronte alla chiesa dei carmelitani scalzi, bellissimo esempio di barocco veneziano, purtroppo danneggiata da una bomba austriaca che distrusse l'affresco di Tiepolo del soffitto. Il ponte venne costruito in concomitanza con la stazione ferroviaria. I primi binari hanno legato Venezia alla terraferma nel 1846, dopo più di mille anni di isolamento della città, ma l'attuale stazione ferroviaria è stata ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, nel 1954, perché era andato distrutto l'edificio ottocentesco. Dall'altra parte del Canal Grande, emerge l'alta cupola verde della chiesa di San Simeon Piccolo che segna la fine del Canal Grande. Per i veneziani, il Canal Grande cominciava a San Marco, luogo di arrivo delle galere e, in seguito, dei vari tipi di imbarcazioni che arrivavano in città. Dal XVII secolo troneggiava, vicino a Piazza San Marco, lì dove inizia il Canale, la chiesa di Santa Maria della Salute, e così, nel secolo successivo, l'architetto Scalfarotto ha voluto concludere la via d'acqua più importante della città con un'altra emergenza simile a quella della Salute, cioè con una chiesa a pianta centrale e con cupola.
Con l'apertura del ponte della Costituzione tra Piazzale Roma (ove giunge il ponte automobilistico e si trovano i parcheggi) e la Stazione Ferroviaria, il Canal Grande si è arricchito infine di una nuova opera d'arte dell'architetto-ingegnere spagnolo Santiago Calatrava: un elegante arco molto ribassato sorretto da una struttura d'acciaio osteomorfa, composta da una serie di vertebre che sorreggono un leggero impalcato di vetro.
