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Itinerari: Da Piazza San Marco a Piazzale Roma attraverso il sestiere di Dorsoduro
Il nome di questo sestiere che occupa la parte sud ovest di Venezia deriva dalla natura del terreno più stabile e rialzato, a differenza delle altre parti della città. Misura 92 ettari e comprende anche l'isola della Giudecca. Abitato dal VII secolo, si sviluppò e trasformò ininterrottamente fino a divenire nell'Ottocento la zona residenziale preferita dai ricchi stranieri, ma anche, nella sua estremità occidentale, sede della zona portuale e di industrie per la lavorazione del tabacco e del cotone, con una popolazione più umile. Dalla Calle del traghetto dove siamo sbarcati possiamo rapidamente dirigerci per la calle dell'Abbazia a sinistra alla Chiesa di Santa Maria della Salute. E' questo uno dei monumenti più significativi del sestiere, anzi di tutta la città per la posizione rivolta al bacino di San Marco, un'architettura barocca sontuosa e slanciata pensata dal Longhena. Fu costruita dal Senato della Repubblica in adempimento al voto rivolto alla Vergine perché cessasse la pestilenza del 1630. Alla chiesa il giorno 21 novembre di ogni anno concorrono i cittadini e chiunque desideri invocare la protezione della Madonna, e si può assistere ad una festa tra le più genuine di Venezia. La penisola su cui sorge la chiesa termina nella famosa Punta della Dogana seicentesca con torre sormontata dall'effigie della Fortuna, che ruota con il vento come la dea bendata. In questa sede restaurata dall'architetto Tadao Ando si disporranno da giugno 2009 le collezioni della Fondazione Pinault, creando a Venezia un polo artistico di arte contemporanea di importanza internazionale.
Da qui, procediamo lungo la riva e giriamo all'altro lato del fronte acqueo, percorrendo la passeggiata delle Zattere, così chiamate dalla parola arzere, ossia argine, riva, oppure perché qui arrivavano le grandi zattere cariche di legname. Il largo molo è il passeggio favorito dei veneziani in primavera in estate e nell'autunno, perché sempre esposto al sole, permettendo alla vista di spaziare oltre l'ampio Canale della Giudecca sull'isola omonima. Camminando lungo le Zattere incontreremo diversi edifici di antica destinazione economica, religiosa o assistenziale, per esempio i Magazzini del sale, la chiesa e convento dello Spirito Santo, e l'Ospedale degli Incurabili, già ricovero per i malati di sifilide e poi anche dei bimbi abbandonati, ma ora sede delle aule dell'Accademia di Belle Arti. Accanto alla pensione Calcina amata da John Ruskin sorge la casa di Apostolo Zeno, poeta degli Asburgo prima del grande Metastasio. Alle spalle di questo fronte edilizio corre un labirinto di calli, tra le quali si apre il settecentesco ospizio e chiesa dei Catecumeni, dove si offriva un tetto agli infedeli che si convertivano alla religione cristiana, costruito da Giorgio Massari. Si giunge così alla chiesa e convento dei Gesuati, poi gestiti dall'ordine Domenicano, il quale si rivolse all'architetto Massari per erigere un nuovo tempio adiacente alle vecchie strutture nel 1724. E' questa la chiesa dedicata alla Madonna del Rosario, un edificio splendido per le linee sobrie e monumentali della facciata, e per l'interno in cui si fondono pittura architettura e scultura della prima metà del secolo diciottesimo in modo omogeneo e armonioso. Il grande Tiepolo dipinse il soffitto con il tema dell'Istituzione del Rosario.
Di fronte a questa chiesa potremo prendere il vaporetto per la Giudecca e scendere alla seconda fermata, chiamata Redentore. L'isola della Giudecca, già denominata Spinalonga per la forma a lisca di pesce, deriva il proprio nome dal veneziano zudegà, ossia giudicato, per la condanna inferta ad alcune famiglie ribelli a risiedere qui nei primi secoli. Non deriva invece dalla già supposta presenza antica di comunità ebraiche. Quest'isola composta da 7 isole minori ospitava giardini e ricche residenze estive, per poi trasformarsi nell'Ottocento in un povero quartiere di pescatori e operai. Il vero monumento dell'isola è la chiesa palladiana del Redentore, risalente al 1576 e costruita per celebrare la fine di una orribile epidemia. Le proporzioni pure e romane della facciata corrispondono ad un interno luminoso e rigorosamente scandito da alte colonne. Notevole la soluzione del presbiterio aperto verso il coro retrostante e quella del transetto che permettono alla luce di unire e separare spazi diversi in modo geniale. La chiesa è al centro della famosa festa annuale di luglio, preceduta da uno spettacolo notturno di fuochi d'artificio a cui nessun veneziano vorrebbe mai mancare. Usciti dalla chiesa si può passeggiare a destra verso il complesso delle Zitelle, dove a spese della Repubblica venivano mantenute ragazze orfane o appartenenti a famiglie povere prive della dote necessaria al matrimonio. Anche in questo caso Palladio è autore delle forme architettoniche, inserendo nella facciata la sua tipica finestra detta termale. Da qui si raggiunge il giardino raffinato dell'hotel Cipriani. Percorrendo tutta la riva in direzione opposta raggiungeremo alla fine il Mulino Stucky, grande complesso industriale costruito nel 1896 da un imprenditore svizzero, il cui nome ora è legato a quello della catena alberghiera Hilton. E' oggi un grande albergo di lusso, con una ricaduta economica sull'isola, che da ghetto dei poveri, è divenuta un quartiere ricercato, scelto persino da Elton John come residenza veneziana. Dalla fermata detta la Palanca, riprendiamo il vaporetto per le Zattere.
Continuando a camminare quindi lungo le Zattere verso est, giriamo a destra prima del prossimo ponte e imbocchiamo la Fondamenta Nani, chiamata così per l'omonimo palazzo gotico ornato di stucchi del Sansovino e visitato dal Re Enrico di Francia nel Cinquecento. Dalla riva si vede bene all'altro lato del rio lo Squero seicentesco, ossia il cantiere dove si costruiscono e restaurano le gondole, ancora attivo nonostante la difficoltà a reperire la manodopera specializzata. Colpisce l'architettura in legno, rustica e quasi alpina, con rampa discendente al canale e sono visibili tutte le strutture necessarie per le diverse operazioni artigiane. Il rio di San Trovaso è circondato da grandi e belle dimore ed è un canale vivace ed importante perché collega il Canal Grande con il Canale della Giudecca. Prende il nome dalla Chiesa di San Trovaso, originale per le due facciate gemelle, l'una sul canale, l'altra prospiciente il campo omonimo, dove si distingue una bella vera da pozzo in pietra bianca in posizione sopraelevata rispetto al perimetro della piazza, per permettere un drenaggio migliore dell'acqua piovana e ripararla meglio dall'inquinamento delle alte maree. Seguendo il profilo del campo usciamo in Fondamenta Bontini e da qui prendiamo la Fondamenta delle Romite, cioé delle monache di un antico convento qui presente. Giungeremo in questo modo alla Calle lunga San Barnaba e a sinistra alla fine ci troveremo ai piedi del ponte che fronteggia la chiesa di San Sebastiano, monumento insigne della pittura di Paolo Veronese, che affrescò pareti e soffitti con le storie di Esther e di San Sebastiano e volle avere qui la propria tomba. Usciti e girando intorno alla chiesa sulla sinistra si raggiunge l'altra chiesa dell'Angelo Raffaele famosa per le predelle dell'organo dipinte da Gianantonio Guardi, e da qui sempre a sinistra raggiungiamo un lembo estremo del sestiere di Dorsoduro, antico borgo di pescatori, detti Nicolotti. Questa comunità, che si riuniva nella Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, partecipava con orgoglio ai giuochi cittadini contro i castellani, abitanti il sestiere lontano di Castello. Il fascino della chiesa di S. Nicolò è la sua vetustà, la semplicità, l'isolamento, il coloratissimo apparato pittorico cinquecentesco.
Tornando verso San Sebastiano, attraversiamo il rio dell'Angelo Raffaele e percorriamo la fondamenta del Soccorso sulla quale si affaccia il tempietto edificato ante mortem dalla cortigiana Veronica Franco, ma anche la gran mole del palazzo Zenobio, ora proprietà armena, famoso per una sala da ballo affrescata dal Dorigny e splendido esempio del barocco di Antonio Gaspari architetto. Raggiungiamo così il campo dei Carmini, la cui chiesa trecentesca conserva opere del Lotto e di Cima da Conegliano, e sbocchiamo finalmente nella luminosa piazza di Santa Margherita. E' questa piazza priva delle palazzate gotiche o barocche cittadine nonostante la sua ampiezza, perché già sede di una scoazzera, ossia discarica pubblica, già dal Quattrocento. Per questo gli unici edifici di rilievo sono due interessanti case trecentesche. Entrando in piazza alla nostra sinistra si erge la Scuola dei Carmini del Longhena, edificio seicentesco che documenta splendidamente l'atmosfera delle confraternite devozionali veneziane del settecento. All'interno incontriamo il capolavoro della pittura religiosa del Tiepolo, che tanto piacque da meritargli unanimemente la nomina ad honorem a membro della confraternita. La piazza, privata del suo bel canale nell'Ottocento, è centro di aggregazione giovanile e di animata vita notturna.
A metà della piazza sulla sinistra una piccola calle denominata del Forno ci porta in Calle Contarini dopo un primo ponte. Da qui seguiamo le indicazioni per Piazzale Roma e presto scopriremo un tessuto urbano ferito da interventi di epoca recente, risalenti al Ventennio fascista, in conseguenza dell'apertura del nuovo piazzale automobilistico con il fine di consentire un collegamento più veloce del nuovo Terminal con il centro della città. Nel giungere al Piazzale Roma attraverseremo il Rio dei Tre Ponti, con il caratteristico ponte che unisce tre canali, e vedremo il giardino Papadopoli tagliato dal Rio Nuovo. Il piazzale è contornato dalle strutture dei garages novecenteschi, e si affolla di auto, autobus e corriere che possono solo fermarsi, compiere il giro del piazzale e ripartire verso il Ponte della Libertà in direzione della terraferma. Da qui si può ammirare il nuovissimo Ponte Costituzione dell'architetto Calatrava, che si slancia con forme contemporanee di vetro e metallo sul Canal Grande verso la Stazione Ferroviaria. Non lo attraverseremo, ma costeggiando il Rio Nuovo lungo tutta la sua fondamenta ci ritroveremo in Fondamenta del Malcanton e per la Calletta Renier usciremo nuovamente nel Campo di Santa Margherita. Percorriamo tutta la lunghezza del campo a sinistra e passiamo il ponte che ci conduce davanti alla chiesa di S. Pantalon. In questa chiesa si entra per alzare gli occhi al soffitto e ammirare una scena stupefacente, Il martirio e la gloria di San Pantaleone, massima espressione di virtuosismo barocco, capolavoro di Gianantonio Fumiani, che vi lavorò quasi 25 anni dal 1684. Da qui percorriamo la Crosera San Pantalon e alla fine giriamo a destra in calle Larga Foscari, passando accanto alla sede dei Vigili del Fuoco e costeggiando il cortile di palazzo Foscari, appartenuto al Doge Francesco Foscari che vi morì nel 1458, dopo essere stato costretto a dimettersi per ragioni politiche. Il palazzo ospitò uomini illustri nei secoli ed oggi è sede centrale dell'Università.
Da questo punto arriviamo per la calle delle Botteghe in vista del ponte che conduce in campo san Barnaba, e girando a sinistra verso il canal grande raggiungiamo Ca' Rezzonico, Museo del Settecento veneziano. Avremo così la possibilità di ammirare arredi, dipinti, spazi e oggetti che rispecchiano la vita fastosa dell'aristocrazia lagunare nell'ultimo secolo della Repubblica, il Settecento. Fu dimora ricchissima dei Rezzonico, alla cui famiglia appartenne papa Clemente XIII e sede di grandi festegiamenti per l'imperatore d'Austria Giuseppe II nel 1782. Il museo fu allestito in solo un anno nel 1936 con quanto di meglio si potesse raccogliere nel mercato antiquario. Usciti e raggiunto Campo San Barnaba non dimenticheremo di dare uno sguardo alla pittoresca "barca della frutta", dove si vendono frutta e verdure direttamente dall'imbarcazione ai clienti sulla riva. Dietro la barca si alza il ponte dei pugni, luogo di battaglie quando si affrontavano le fazioni dei Nicolotti e dei Castellani nei violenti giuochi annuali. Si possono ancora vedere le impronte in marmo nel punto in cui iniziavano le contese. Domina il campo San Barnaba l'omonima chiesa, ristrutturata nel Settecento in forme classiche dall'architetto Boschetti. Solo il campanile conserva le forme duecentesche. Attraversiamo il Sottoportego del Casin dei nobili, memori che in questa parrocchia si raccoglievano i nobili decaduti e seguiamo le indicazioni per l'Accademia, passando per la calle della Toletta cara ai Veneziani per una antica libreria.
All'Accademia potremo visitare la pinacoteca ed attraversare i secoli attraverso la pittura, a Venezia dominata dal colore più che dal disegno. Infatti ciascuna sala corrisponde ad un'epoca, così da permettere la comprensione dell'evolvere del gusto e degli stili, dall'influenza bizantina delle origini al presentimento romantico del Guardi. Attualmente in restauro, il complesso dell'Accademia raddoppierà gli spazi, permettendo l'esposizione di opere ancora in deposito. Fu questo il primo museo d'Italia voluto da Napoleone nel luogo dell'antica confraternita di S. Maria della Carità e per tale progetto fu spogliata e sfigurata la storica chiesa adiacente. Nel museo si ammireranno capolavori come l'ultima cena del Veronese, che gli costò una denuncia dell'inquisizione per la libertà delle idee, l'ultima tela del Tiziano e l'indimenticabile ciclo di S. Orsola del Carpaccio. Dopo la visita alle Gallerie vedremo di fronte a noi il ponte dell'Accademia in legno, opera già pensata come temporanea nel 1935, invece divenuta parte integrante del paesaggio urbano, ma non lo saliremo. Ci terremo a destra e imboccato il Rio Terà Foscarini, da qui a sinistra per la Calle Nuova e Piscina Forner ci dirigeremo alla Fondazione Guggenheim, albergata nell'incompiuto palazzo settecentesco Venier dei Leoni. La visita a questa raccolta di arte contemporanea può significare uno shock vitalizzante dopo tanta arte classica. Si tratta della collezione di Peggy Guggenheim, ereditiera americana che visse in questa casa ora museo gli ultimi trent'anni della propria esistenza e giace sepolta nel bel giardino insieme ai propri cagnolini, affettuosamente denominati my babies. La raccolta documenta la svolta artistica del Novecendo dalle Avanguardie all'Action Painting di James Pollock, ma è oggi gestita dalla Solomon Guggenheim Foundation di New York, la quale organizza esposizioni temporanee e continua ad arricchire il fondo della collezione con opere nuove. Da qui possiamo agevolmente ritrovare il nostro traghetto di partenza o raggiungere il vaporetto di fronte alla basilica della Salute per tornare alla Piazza di San Marco.
