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I luoghi della musica
Da isole palustri sono stati in grado di creare una delle città più belle al mondo, da semplici barcaroli si sono trasformati in una vera potenza marittima del Mediterraneo, come politici hanno creato una forma di governo che per l’epoca era molto più democratico di ogni altro stato europeo e, per quanto riguarda la politica estera, possono essere considerati gli inventori della moderna diplomazia.
Per quanto riguarda l’arte, Venezia è famosa nel mondo intero per la sua bellezza e la ricchezza del suo patrimonio artistico e, anche per la musica, il livello è altrettanto sorprendente. Il benessere e lo splendore che la Serenissima mostrava dovevano essere accompagnati da un suono che fosse in grado di sottolineare ma anche di esaltare questa immagine. La bellezza architettonica e artistica sono state usate per una sorta di auto glorificazione e feste civili e religiose erano in realtà solo dei pretesti per celebrare la Repubblica, il tutto sempre accompagnato dalle note di compositori di altissimo livello.
Dapprincipio il centro dell’attività musicale è la Basilica di San Marco, allora considerata semplicemente cappella ducale, alla quale si aggiungono in seguito la chiesa di Santa Maria Gloria dei Frari e dei SS. Giovanni e Paolo. I libri di spesa della basilica riportano delle cifre enormi per i maestri di cappella, per i cantori e i suonatori di strumenti.
Altra fonte di grande attività musicale sono le Scuole Grandi, istituzioni laiche che combinano devozione e assistenzialismo. Impiegano piccole bande di suonatori per eseguire drammi e musiche per i confratelli ma hanno anche il compito di fornire cantanti e strumenti per le Processioni di Stato.
Ma è nel XVI secolo che Venezia ha un ruolo significativo nel progresso della musica. I suoi tre grandi compositori del periodo, Adriano Willaert, Andrea e Giovanni Gabrielli, quali Maestri di Cappella di San Marco, sono protagonisti di due grandi sviluppi: la sistemazione in chiesa di due organi tra le volte del presbiterio, uno a destra e uno a sinistra dell’altare maggiore dà origine alla musica religiosa policorale e, a seguire, alla musica strumentale polifonica.
Il XVII secolo comincia con due avvenimenti terribili: nel 1606 Venezia viene scomunicata e nel 1630 una terribile epidemia di peste che riduce la popolazione veneziana di circa un terzo.
Malgrado ciò, la Repubblica non è finita. La fama della sua grande bellezza comincia ad attrarre un sempre maggior numero di visitatori e la musica diventa uno degli intrattenimenti offerti. Gran parte della storia della musica della seconda metà del 600 è interessata dallo sviluppo e dalla diffusione dell’opera sotto la guida del più grande compositore veneziano del secolo: Claudio Monteverdi.
Nel 1637 si apre a Venezia il primo teatro d’opera aperto al pubblico: il teatro San Cassiano (purtroppo non più esistente). Qui i nobili possono affittare un palco per la stagione mentre ai cittadini è concesso di acquistare i soli biglietti di platea. L’opera nel 600 raggiunge un tale successo che nel corso del secolo sorgono ben 16 teatri d’opera che restano aperti durante il Carnevale, dal giorno dell’Ascensione al 15 giugno e poi ancora nei mesi di settembre e ottobre.
Nel XVIII secolo il centro dell’attività musicale non è più la Basilica di San Marco, non lo sono più nemmeno i teatri d’opera ma gli “Ospedali”. che tra le altre cose, si occupano anche di allevare e di educare gli orfani. C’ erano quattro “Ospedali” a Venezia: la Pietà, gli Incurabili, i Mendicanti e l’Ospedaletto. In questi luoghi la musica diviene parte degli insegnamenti impartiti e riguarda soprattutto le fanciulle. Il livello raggiunto da questi istituti nell’insegnamento della musica è così elevato che le famiglie nobili veneziane fanno a gara per garantire un posto alle loro figlie.
Il primo in ordine di tempo è quello degli Incurabili. Il complesso, progettato da Jacopo Sansovino aveva la chiesa al centro, costruita tra il 1560 e il 1570. Di forma ovale, essa ha tutte le caratteristiche della sala da concerto e diviene modello per tutte le altre adibite a questa funzione.
Ma, il più famoso dei quattro è, senza alcun dubbio, quello della Pietà. Quando Antonio Vivaldi diviene maestro di violino alla Pietà ha 25 anni. L’insegnamento alle collegiali dell’istituto costituisce per lui un valido strumento che gli consentirà di comporre concerti, sonate e mottetti e vi eccellerà per più di 40 anni.
Le ragazze suonano e cantano durante le Messe e danno concerti nei periodi in cui i teatri sono chiusi.
La chiesa della Pietà rappresenta una tappa obbligata di un itinerario musicale a Venezia. Pur se edificata dopo la morte del musicista, segue appieno la vocazione tutta musicale del luogo. Il suo interno è infatti progettato come una vera e propria sala da musica e anche l’affresco dell’Incoronazione della Vergine di G.B. Tiepolo può essere interpretato come un autentico “concerto grosso”
I Mendicanti, nei pressi della Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, sono specializzati per gli strumenti a tastiera e il suo coro si dedica all’esecuzione degli oratori. La maggior parte dei suoi musicisti sono gli stessi che suonano anche a San Marco. Baldassarre Galuppi, “il Buranello”, è Maestro di Coro tra il 1740 e il 1751. Purtroppo degli Incurabili e dell’Ospedaletto poco si sa, ma la “sala della Musica, con i suoi graziosi affreschi di Jacopo Guarana, rimane quale ultima e significativa testimonianza di oltre due secoli di cultura architettonica, pittorica e musicale all’Ospedaletto.
E’ significativo che in una città dove la musica ha avuto un ruolo così importante, l’ultima grande opera realizzata sia proprio un teatro: La Fenice. Interessante è notare che per la prima volta un teatro è anche un’opera architettonica di notevole prestgio, quasi a voler creare un nuovo fulcro cittadino intorno alla musica. Opera di G.A. Selva è inaugurata nel 1792, solo cinque anni prima che il Generale Bonaparte mettesse fine alla Repubblica di Venezia, ed è sicuramente celebre, oltre che per la sua bellezza e la sua acustica, anche per il suo triste destino. Distrutta da un incendio una prima volta nel 1836, viene ricostruita nel giro di un anno, mantenendo la struttura quasi inalterata, dimostrando così che, anche a distanza di cinquant’anni il progetto iniziale è sempre valido.
Ma la notte del 29 gennaio 1996 è di nuovo quasi interamente distrutta da un incendio doloso. Il mondo intero piange la perdita di un teatro così bello e prestigioso e, come per il campanile di San Marco, seguendo il moto “com’era e dov’era” tutti di prodigano per ricostruire un gioiello che appartiene non solo a Venezia ma all’umanità intera e che è lì a ricordare il ruolo fondamentale che Venezia ha avuto nella storia della musica.
