Venezia

   

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La Pittura a Venezia

Venezia, snodo di traffici tra Oriente e Occidente, nasce bizantina. La cattedrale di  Torcello e la Basilica di San Marco conservano i più antichi cicli musivi dell’area lagunare, eseguiti inizialmente da maestranze bizantine e successivamente completati e arricchiti da artisti locali. Gradualmente Venezia si emancipa dagli stilemi orientali e accoglie la lezione giottesca e la raffinatezza del gotico internazionale, sviluppando  progressivamente un linguaggio pittorico originale di luce e preziosi cromatismi. Nel 1300 è attivo Paolo Veneziano: le sue splendide Madonne e i polittici su tavola a fondo oro hanno portato la critica a definirlo  “il più grande dei pittori bizantini mediterranei, l’ultimo non greco, e il primo dei veneziani”.

Negli stessi anni Lorenzo Veneziano, di poco più giovane, ammorbidisce e ingentilisce le forme, conferendole maggiore solidità. Si realizzano i cicli decorativi di Palazzo Ducale, ricostruito nel 1340: gli incendi devasteranno i capolavori di Pisanello e Gentile da Fabriano, si salverà solo in parte il grande affresco del 1365 eseguito dal padovano Guariento. Venezia si apre così agli influssi di artisti stranieri. Sbarcano in laguna anche Paolo Uccello e Andrea del Castagno; notevoli gli affreschi dipinti da quest’ultimo nell’antica abside di San Zaccaria.

La presenza a Padova di artisti fiorentini del calibro di Donatello e Filippino Lippi contribuisce ulteriormente al rinnovamento del linguaggio artistico lagunare. Nella seconda metà del Quattrocento quelle di Antonio Vivarini e Jacopo Bellini sono le botteghe più prestigiose. Al fianco di Jacopo Bellini -  già allievo di Gentile da Fabriano – compieranno il proprio apprendistato i figli Gentile e Giovanni. E con Giovanni, si conclude un’interessante e feconda epoca di transizione a si compie il miracolo del Rinascimento veneziano. Le chiese si arricchiscono di pale d’altare, le scuole di devozione commissionano i grandi cicli narrativi, con protagonisti i Bellini, i Vivarini, Vittore Carpaccio, Cima da Conegliano.

Agli inizi del Cinquecento Dűrer è a Venezia, di Giovanni Bellini dice che è molto anziano, eppur sempre il migliore. Il secolo d’oro vede imporsi gli artisti della nuova generazione: Giorgione, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Lorenzo Lotto e Jacopo Bassano. La prorompente personalità di Tiziano e il suo genio indiscusso domineranno l’intera scena artistica del secolo, fino alla svolta manieristica delle nuove generazioni di Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto.

Dopo un glorioso Cinquecento, la luce di Venezia appare offuscata. Verso la fine del Seicento, tuttavia, si prepara il terreno a un grande secolo di rinascita: è il Settecento di Sebastiano Ricci, Giambattista Piazzetta e Giambattista Tiepolo, delle vedute di Canaletto e dei Guardi, delle deliziose scenette di genere di Pietro Longhi, dei pastelli di Rosalba Carriera. Con la caduta della Serenissima nel 1797 si chiude un capitolo. Gli anni del dominio francese e austriaco non vedono infatti morire la secolare tradizione artistica lagunare, riportata in vita dalla  cerchia di artisti riuniti intorno all’Accademia. Gli anni Settanta dell’Ottocento sono testimoni di una risorta scuola pittorica tra cui spiccano Ippolito Caffi, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Pietro Fragiacomo, Ettore Tito, Guglielmo Ciardi. La nascita della Biennale nel 1895 rilancia il ruolo di Venezia nel palcoscenico artistico internazionale. Infine l’arrivo di Peggy Guggenheim nel 1948… e l’attuale apertura di Palazzo Grassi e il Centro d’Arte Contemporanea alla Salute ad opera della Fondazione Pinault, sono storia recente…