Venezia

   

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Venezia - La Storia

Le origini: Ai tempi dell'imperatore Augusto la "Venetia et Istria" era una delle regioni, la Xa, in cui era stato suddiviso il territorio italico. Da quella grande unità veneta originaria, nei secoli a venire si sarebbe venuta distinguendo  una seconda Venezia lagunare, composta di isole e lembi di terra sparsi tra le foci dell'Isonzo e quelle del Po, "da Grado a Cavarzere", come usavano precisare i Veneziani.

Alle origini della fondazione della città di Venezia vi fu il trasferimento di consistenti gruppi di profughi in giunti in Laguna a seguito alle invasioni di Visigoti, Unni e Ostrogoti e - dopo la riconquista bizantina (535-53 Guerre Gotiche) -  della successiva invasione Longobarda (569): eventi  destinati a rivoluzionare gli equilibri di tutta l'area.

Nel primo periodo della sua esistenza Venezia rimase sotto la sovranità dell'imperatore bizantino. Ma ben presto l'esiguità dell'estensione territoriale e le grandi distanze da Costantinopoli portarono ad un graduale affrancamento dall'impero. L'ultimo intervento bizantino nelle lagune risale all' 810, quando la flotta imperiale respinse l'aggressione di Pipino, figlio di Carlomagno. La pace che seguì  questo conflitto portò al riconoscimento dell'indipendenza di un nuovo piccolo stato Veneziano.

Il doge Agnello Partecipazio operò il definitivo trasferimento del "palatium ducis" da Malamocco, troppo esposto al mare, alle isole di Rialto: la nuova Venezia marittima si può ora individuare nei suoi primi essenziali connotati.

Secondo una pia leggenda nell'828 i Veneziani portarono da Alessandria d'Egitto le reliquie di San Marco, che divenne il patrono della città e fornì il cappello politico-ideologico-religioso del nuovo stato.

Inizialmente il sistema economico della città si fondava sulla la produzione di sale, ma, già dal tempo in cui Venezia era ancora un piccolo agglomerato di abitanti si, andava delineando un futuro glorioso di civiltà, ricchezza e potenza. Nei secoli IX e X Venezia si trasforma nel centro di un attivo commercio di grano esportato fino a Costantinopoli, alla Siria e  all'Egitto, da dove venivano importate spezie, seta e stoffe pregiate.

L'ascesa di Venezia. Nel sec. XI Venezia ottenne ben presto il controllo delle coste dell'Istria e della Dalmazia e instaurò importanti rapporti commerciali con l'Oriente. Nel 1082 le vittorie ottenute contro i Normanni di Sicilia fruttano una posizione privilegiata nel Mediterraneo orientale: la Bolla di Alessio I Comneno, imperatore bizantino, garantì ai Veneziani l'esenzione dai dazi commerciali e una colonia a Costantinopoli.

L'iniziale prudenza nei confronti delle crociate, legata al timore di turbare i rapporti con l'Oriente, si  trasformò presto in impegno, di fronte ai vantaggi che le rivali Genova e Pisa iniziavano ad ottenere dalla presenza di formazioni statali cristiane in Medio Oriente. Così nel XII sec le flotte veneziane intervennero a Haifa, Sidone e Tiro. Ma la congiuntura più favorevole per l'economia di Venezia si presentò con la IV crociata, al tempo del dogado di Enrico Dandolo. Approfittando di una serie di situazioni favorevoli, Venezia guidò i crociati alla conquista di Costantinopoli (1204), e alla conseguente creazione dell'Impero Latino d'Oriente, sotto la tutela veneziana. I Veneziani ottennero i 3/8 del territorio imperiale, avendo cura di procurarsi tutti i territori necessari a stabilire un controllo sulle rotte commerciali tra Oriente ed Occidente.

La cresciuta potenza mise però Venezia in rotta di collisione con la maggiore rivale: Genova. Tutto il sec. XIII fu caratterizzato dagli scontri tra le due repubbliche marinare. Venezia subì anche gravi disfatte, tra cui la perdita della posizione favorevole a Costantinopoli, con il ritorno dei bizantini (1261), e la sconfitta di Curzola (1298) contro i genovesi. Il duello tra Venezia e Genova si concluse definitivamente solamente un secolo dopo, con la guerra di Chioggia (1378-81) e il trattato di Torino, che sancì il ritiro di Genova dall'Adriatico.

Le istituzioni cittadine. Sin dal tempo in cui la città si rese autonoma dall'impero bizantino, il funzionario imperiale, il dux, divenne la suprema magistratura cittadina eletto a carattere vitalizio ma non ereditario. Ma dopo un momentaneo iniziale rafforzamento dell'autorità del doge, questi si trasformò sempre più in un simbolo destituito di effettivi poteri. Funzioni e sovranità impersonali dello stato si distingueranno dalle prerogative personali del doge. Dall'XI sec fu tendenza costante quella di farne un'immagine vivente dello stato. 1143 compare a fianco del doge e dei suoi giudici un consilium sapientium: nasce quello che sarà poi il Maggior Consiglio, l'organismo sovrano al quale il doge, il minor consiglio e tutte le istituzioni che si andranno via via costituendo nei secoli a venire, dovranno rendere conto puntuale di ogni decisione.

Verso la fine del XIII secolo si assestò l'organizzazione sociale e oligarchica di Venezia a seguito di un  rivoluzionamento politico inteso a rafforzare le strutture del potere, ponendole nelle mani di un ampio gruppo di famiglie. Con la Serrata del Maggior Consiglio (1297-1323) il corpo sovrano dello stato diventa ereditario: la massima magistratura fu ampliata nei suoi poteri, così come nel numero dei membri e delle famiglie patrizie che lo componevano, e allo stesso tempo si precluse l'accesso a nuovi gruppi familiari. Alcune famiglie tentarono di rovesciare il gruppo dirigente che guidava la politica in quel periodo, tuttavia nel 1310 la congiura guidata da BajamonteTiepolo fallì, grazie alla tenuta delle istituzioni. Esiliati i congiurati, venne costituito un tribunale speciale straordinario per giudicare ogni questione inerente la ribellione: il Consiglio dei Dieci. Confermato a più riprese, divenne un Consiglio permanente dal 1335, destinato a un grande ruolo nel governo della repubblica.

L'espansione in terraferma. Forte di un efficiente apparato di governo e della sua potenza economica e commerciale, Venezia cominciò ad espandersi anche verso la terraferma, costituendo, tra il sec. XIV e il sec XVI un vasto Stato da Terra comprendente, al culmnie della sua estensione, i territori dell'odierno Triveneto, della parte orientale della Lombardia (con Bergamo, Brescia e Cremona), del Polesine, della riviera romagnola e dell'istria. In questa opera di espansione i veneziani si scontrarono dapprima con le signorie delle città venete, in seguito con i più forti Visconti e infine con il Papato. Il momento di massimo ampliamento territoriale, tra il 1495 e il 1509, coincise anche con l'inizio della decadenza di Venezia: gli altri stati italiani, l'impero e Francia si coalizzarono infatti nella Lega di Cambrai e sconfissero gravemente i veneziani ad Agnadello (1509), ponendo fine alle loro ambizioni di espansione territoriale. Venezia riuscì comunque a rovesciare le sorti, grazie alla sua abilità diplomatica, recuperando comunque tutti i territori perduti e mantenendo il suo prestigio. La difficile congiuntura portò i Veneziani a rivedere la propria politica espansionistica e ad adottare una nuova filosofia, definita la "politica del raccoglimento".

Lo scontro con i turchi e la decadenza. Ben presto Ve dovette contrastare la minaccia dell'impero ottomano. Nonostante alcune clamoreose vittorie, come quella di Lepanto (1571), non riuscì ad evitare una lenta ma continua erosione dei suoi possessi territoriali in Egeo e in Adriatico: nel 1570 i Turchi attaccarono Cipro che  fu persa definitivamente nel 1571; nel 1669, dopo un logorante conflitto, ci fu la resa che comportò per Venezia la perdita di Candia (Creta); conla caduta di Candia pareva che il secolare confronto con la potenza ottomana si fosse concluso. Invece, di lì a poco, un complesso di circostanze internazionali sospinsero la Repubblica verso una nuova avventura in Morea, riconquistata nel 1684 (conquista sancita con il trattato di Carlowitz del 1699), ma definitivamente perduta nel 1718 con la pace di Passarowiz, che sancì la fine della presenza veneziana in Levante. Lo "stato da mar" sino alla fine della Repubblica, rimarrà limitato ai territori dell'Istria e della Dalmazia, alle isole Ionie e a qualche possedimento in Albania.

Sempre nel XVII sec. la decisione di processare nei suoi tribunali civili due sacerdoti colpevoli di reati comuni pose Venezia in conflitto con il papa Paolo V, che intimò l'interdetto contro Venezia (1606/07), una controversia risoltasi con la mediazione francese. Il lento declino, conseguente anche allo spostamento dell'asse dei traffici commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico, divenne inarrestabile durante il sec. XVIII. Venezia si astiene da qualsiasi conflitto bellico e proclama la sua neutralità, che non fu sufficiente a salvarla dalla furia napoleonica.

Nel 1797 Napoleone la invase e con il trattato di Campoformio cedette Venezia e gran parte del suo territorio all'Austria, mentre Bergamo e Brescia entravano a far parte della Repubblica Cisalpina. Dopo il congresso di Vienna (1815) Venezia divenne uno dei due capoluoghi del Regno Lombardo –Veneto. Tra il 1848 e 1849, ribellatasi al governo di Vienna, Venezia proclamò nuovamente la Repubblica di San Marco sotto la guida di Daniele Manin e Nicolò Tommaseo. Dopo una lunga resistenza all'assedio austriaco, dovette però cedere nuovamente agli invasori. Sarà con la conclusione della III guerrra d'Indipendenza, nel 1866, che Venezia entrerà a far parte del Regno d'Italia.